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Rapporto dei Direttori sulla Campagna di scavo 2003 

 

 

Team 2003

 

Sergio Pernigotti (direttore), Mario Capasso (direttore), Paola Davoli (field director), Micaela Alfieri (studente), Angela Cervi (schedatrice), Carlotta Franceschelli (topografa), Anna Morini (assistente), Barbara Rizzo (disegnatrice), Silvia Vinci (assistente). Il Supreme Council of Antiquities è stato rappresentato dall’Ispettrice Nahla Mohammed Ahmed.

 

 

Relazione archeologica

 

La Missione Archeologica congiunta delle Università di Bologna e di Lecce, diretta da Sergio Pernigotti (Università di Bologna) e da Mario Capasso (Università di Lecce), ha condotto la sua Prima Campagna di scavo a Dime, l’antica Soknopaiou Nesos, tra il 18 febbraio e il 13 marzo 2003.

La Missione, di cui Paola Davoli è field director, aveva iniziato a lavorare sul sito a partire dal 2001 con lo scopo di realizzare una planimetria del sito per mezzo di moderni metodi topografici (georeferenziazione del sito per mezzo di GPS e survey topografico con Total Station). Inoltre la documentazione prevedeva la realizzazione completa di una serie di fotogrammetrie scattate a basse quote per mezzo di un pallone aerostatico.

Dal punto di vista archeologico Dime non è un sito ben noto e poco è stato pubblicato, nonostante il suo buono stato di conservazione. Gli unici scavi condotti con metodo stratigrafico furono quelli effettuati dalla Missione dell’University of Michigan diretta da A.E.R. Boak nel 1932. Numerosi sono stati tuttavia gli scavi effettuati nel sito nel corso degli anni, ma il loro unico scopo era il rinvenimento di oggetti e di papiri. Infatti molti papiri attualmente conservati in numerose collezioni sono stati rinvenuti nel corso di tali scavi non documentati.

I surveys topografici effettuati nel 2001 e nel 2002 ci hanno dato modo di conoscere meglio il sito, che misura 640 m da nord a sud e 320 m da est ad ovest. Nel corso di queste due ricognizioni una parte degli edifici visibili in superficie è stata schedata e rilevata con Total Station. In seguito si decise di effettuare uno scavo all’interno del temenos --1--, che ancora domina le rovine dell’antico insediamento e all’interno del quale nessuno scavo scientifico è mai stato condotto fino ad ora. Non si sa infatti nulla sull’uso e sull’evoluzione cronologica degli edifici al suo interno. Il tempio di Soknopaios è famoso grazie al rinvenimento di statue, di elementi architettonici e soprattutto di un grande numero di papiri greci e demotici appartenuti agli archivi del tempio stesso. L’area fu inoltre utilizzata come una cava di blocchi, data la presenza di edifici costruiti in pietra.

 

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Ciò che sopravvive ora è un grande recinto di 122,30 x 84,37 m ca., circondato da un muro in mattoni crudi alto circa 10 m e in gran parte ancora ben conservato. L’ingresso principale era situato a metà del lato meridionale, al termine della strada pavimentata, il dromos, che corre verso sud per circa 400 metri e che divide in due parti l’insediamento.

All’interno del recinto sacro vi sono ancora i resti di numerosi edifici di servizio costruiti in mattoni crudi a ridosso della faccia interna del temenos. Al centro dell’area vi è una struttura che va certamente identificata, sia per la sua planimetria sia per la sua posizione, come il tempio (struttura ST 18) --2-3--. Il suo ingresso è rivolto a sud, di fronte all’originario portale nel temenos e al dromos. Questo santuario è conservato in altezza per almeno 5 metri ed è costruito con pietre locali originariamente ricoperte da un pesante intonaco, oggi solo in parte conservato. Il tempio è circondato da un muro in mattoni crudi e la sua planimetria è ricorrente tra i piccoli templi egiziani di epoca greco-romana. Tuttavia, nel muro di fondo del naos, vi è una seconda porta --4--, collocata sull’asse longitudinale e di fronte all’ingresso meridionale.

Al di là di questa porta vi è un’area di circa 60 x 20 m situata al centro del recinto templare e ricoperta di numerosi blocchi e grandi architravi di pietre locali differenti --5--. Ciò induce a ritenere che in quest’area vi possano essere stati uno o più edifici ancora completamente ignoti. Per questo motivo si è deciso di intraprendere lo scavo partendo dalla porta nord del tempio, soprattutto al fine di capire quando e perché essa è stata aperta e indagare l’estensione del tempio verso nord.

 

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Il settore scavato misura 20 m da est a ovest e 7 m da nord a sud. Esso si è rivelato come un grande cortile pavimentato e circondato da muri --6-- a sud è delimitato dal muro settentrionale del tempio ST 18, a metà del quale è la porta; a nord è chiuso da un massiccio muro costruito con blocchi isodomi di calcare locale appartenente all’edificio denominato ST 20, che non è ancora stato indagato --7--. Ad est  e  ad  ovest  il  cortile  è  delimitato  dai muri esterni di due edifici di servizio parzialmente portati alla luce,  rispettivamente ST 200 --8-9-- e ST 23 --10-11--.

 

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L’intero settore --12-13-- è stato oggetto di scavi precedenti non documentati; successivamente, la sabbia ha ricoperto nuovamente l’area su cui sono crollati parti di muri in momenti diversi. Una discarica alta circa 3 metri copre l’intera area orientale del cortile e l’edificio ST 200. Essa è il risultato di scavi clandestini e si è rivelata ricca di ostraka demotici, frammenti di papiri greci e demotici, ed oggetti di vita quotidiana, come sandali in fibre vegetali. L’edificio ST 200 venne saccheggiato prima di essere ricoperto dalla discarica. Era costituito da tre stanze, di cui due sono state interamente indagate. La struttura ST 23 ebbe la stessa sorte; di essa solo due piccole stanze originariamente con soffitto a volta sono state portate alla luce. Entrambi gli edifici hanno cantine sotterranee, che verranno indagate nella prossima Campagna di scavo.

La parte centrale del cortile è interamente pavimentata con lastre di pietra locale. Il cortile connette ST 18 con ST 20, che sono quindi senza dubbio parti di uno stesso tempio, ma costruite in momenti diversi. Allo stato attuale delle nostre conoscenze possiamo ipotizzare che ST 18 fosse il tempio fondato in epoca ellenistica e dedicato al dio coccodrillo Soknopaios. Sebbene l’interno del tempio debba ancora essere scavato, vi si riconoscono diverse fasi di costruzione. La quarta porta fu aperta nel muro di fondo del naos e dava accesso al cortile portato alla luce nel 2003.

Sul lato opposto del cortile e sullo stesso asse vi era un altro portale, aperto nel muro in blocchi di arenaria pertinente all’edificio ST 20. È quindi verosimile che il cortile, l’edificio ST 20 e tutte le porte in blocchi di calcare costruite all’interno di ST 18 siano contemporanei e possano essere datati alla fine dell'epoca ellenistica o all'inizio di quella romana. A questo punto delle ricerche non è ancora possibile stabilire con maggiore precisione la cronologia di questa fase costruttiva.

 

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Per quanto concerne l’edificio ST 20, è stato portato alla luce solo il muro meridionale, ovvero la facciata, che misura 20 metri in lunghezza e 1,44 m in spessore. Si conserva per un’altezza di 7 corsi di blocchi, pari a circa 1,53 m. Il muro è costruito con blocchi isodomi legati con calce bianca e rosata. Il paramento sud è rimasto incompiuto e i blocchi presentano bugne non rifinite, delimitate da quattro cornici ribassate larghe 7-8 cm. Sullo spigolo sud-orientale vi è un aggetto a sezione rettangolare (11,3 x 23 x 10 cm), che avrebbe dovuto essere scolpito a formare una cornice a toro d’angolo. Alcune lettere dell’alfabeto greco stilizzate sono scolpite sulle bugne di pochi blocchi e sono servite come marchi di cantiere. Il portale, al centro della facciata, è largo 2,40 m.

Numerosi elementi architettonici in stile egiziano --14-- sono stati trovati nell’area, come frammenti di fregi di urei, architravi con disco solare affiancato da due serpenti cobra, parte di un bassorilievo con iscrizione in geroglifico. Non sono mancati gli elementi architettonici in stile classico, come la base di una piccola colonna in stile “attico” e un frammento di una cornice a metope con rosette.

È quindi possibile che il tempio di Soknopaios sia stato ampliato alla fine dell'epoca ellenistica o agli inizi di quella romana con la costruzione di un nuovo edificio sul retro del precedente, il quale è così stato trasformato in un passaggio monumentale. Il nuovo tempio sembra essere stato costruito con la stessa tecnica e stile già noti in altri siti del Fayyum, come a Karanis, Bakchias, Narmouthis e Dionysias; cappelle ed edifici costruiti in stile classico dovevano essere presenti all’interno ed intorno ad esso.

Tra gli oggetti rinvenuti nel corso della Prima Campagna meritano di essere menzionati un frammento di naos in legno con iscrizione in geroglifico che riporta il nome di Horo di Tolemeo III, un piccolo scarabeo con l’iscrizione nswt bit e una maschera di sarcofago antropoide probabilmente di Epoca Tarda --15--.

 

 

Relazione papirologica

 

La Prima Campagna di scavo è stata particolarmente ricca dal punto di vista papirologico. Sono infatti stati rinvenuti 80 ostraka demotici e alcuni greci. Tra gli oggetti rinvenuti nel cortile vi è una tavoletta per inchiostro da scriba e ciò che può essere forse interpretato come un frammento di umbilicus usato per arrotolare i papiri. Entrambi sono di semplice manifattura ma ben rifiniti.

Gli ostraka demotici, liste di beni e vari conti, sono in gran parte frammentari e sono databili tra il I e il II secolo d.C. Vanno anche citate alcune decine di frammenti di papiri documentari in greco e demotico; nove papiri figurati magici --16--, molti dei quali ancora arrotolati e legati con fibre di papiro e sigillati con argilla. Questi erano certamente amuleti indossati dalla popolazione.

 

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