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Rapporto dei Direttori sulla Campagna di scavo 2005

 

Team 2005

 

Mario Capasso (direttore), Paola Davoli (direttore), Alessia Armillis (studente), Anna Boozer (archeologa, Columbia University, New York), Ivan Cancelliere (archeologo), Angela Cervi (schedatrice), Ivan Chiesi (topografo), Martin Fink (archeologo, Würzburg Universität), Francesco Meo (archeologo), Giuseppe Alvar Minaya (archeologo, disegnatore), Simone Occhi (topografo), Natascia Pellé (papirologa), Timothy Pepper (papirologo, University of California, Berkeley), Corrado Pino (studente), Ashraf Senussi (disegnatore di ceramica), Martin Stadler (demotista, Würzburg Universität), Mohammed el-Zahabi (ingegnere, Giza University). Il Supreme Council of Antiquities è stato rappresentato dall’Ispettrice Wagida Abd el-Aziz Mohammed.

 

Relazione archeologica

 

La Terza Campagna di Scavo si è svolta all’interno del temenos --1-- del tempio principale della città, dedicato al dio coccodrillo Soknopaios, in un’area posta a nord di quella indagata nella Campagna del 2004.

Il settore scavato (denominato Settore 2) --2-3-- misura 22 m da ovest ad est e 7,50 m da nord a sud e comprende la sala di ingresso e cinque stanze di un santuario costruito in blocchi di calcare probabilmente alla fine dell'epoca tolemaica o all'inizio di quella romana. Tale edificio, denominato ST20, fu identificato nel corso del survey 2001 e la sua facciata è stata portata alla luce durante i lavori del 2003 e del 2004. L’intero settore e le stanze erano completamente ricoperti di blocchi e architravi pertinenti ai portali e all’originario soffitto. Inoltre il riempimento delle stanze era costituito da sabbia eolica, detriti e nuclei di calce legante derivati dallo smantellamento dei muri del santuario. Tale stratigrafia è il risultato di un’antica spoliazione del tempio e di scavi clandestini che furono condotti per mezzo di buche praticate all’interno delle stanze; in qualche caso furono raggiunti i pavimenti che vennero parzialmente smantellati, come nel caso delle stanze laterali C, B ed E.

Sulla stanza D si aprono due porte, una, a sud, immette nella stanza C, l’altra, a nord, dà in un’altra stanza non ancora scavata. L’ambiente C (2,55 x 1,58 m), nel suo attuale stato di conservazione, raggiunge 1,20 m in altezza. Il suo pavimento si è solo parzialmente conservato lungo il muro occidentale e sulla soglia.

Il tempio fu costruito secondo le ben note tecniche in uso nell’architettura in pietra dall’Epoca Tarda al periodo greco-romano. Il muro di facciata misura 19,30 m in lunghezza, 1,74 m in larghezza e si è conservato per un’altezza massima di 1,53 m, corrispondenti a sette corsi di blocchi (67-77 x 40 x 20 cm), legati con calce bianca e rosata. Il paramento meridionale presenta una decorazione a bugnato: le bugne sono delimitate da quattro cornici finemente realizzate, secondo lo stile rustica. Non è chiaro se le bugne dovessero essere ulteriormente rifinite, dato che su alcune di esse rimangono marchi di cantiere costituiti da lettere dell’alfabeto greco stilizzate. Cornici a toro, tipiche dei templi in stile egiziano, sono realizzate sugli spigoli sud-ovest e sud-est.

Le superfici dei muri interni del santuario sono state solo in parte lisciate, come all’interno della stanza A. Le altre sono state solo parzialmente levigate e conservano un leggero bugnato. Lo stile architettonico, simile a quello di altri templi nel Fayyum, suggerisce che il santuario sia stato costruito in epoca romana.

I muri del tempio sono costruiti con blocchi isodomi di calcare, mentre gli architravi del soffitto e alcuni pavimenti sono in calcare grigio fossilifero locale. Il tempio è largo 19,30 metri e l’ingresso principale è posto al centro del lato meridionale. Ad esso si accedeva dal cortile pavimentato denominato C1 --4--. Il portale si trova in asse con la porta nord dell’edificio ST18, tempio di epoca ellenistica poi trasformato in un ingresso monumentale che dava accesso al nuovo tempio ST20 --5--. La porta è larga 2,35 m e gli stipiti hanno una profondità di 1,85 m. Era chiusa da due battenti in legno, i cui cardini in calcare sono ancora conservati nella pavimentazione. Nel pavimento, in corrispondenza della metà della soglia, vi è un foro per un chiavistello verticale (8 x 8 cm, profondo 11 cm).

La sala d’ingresso, denominata A --6--, è larga 8,20 m, lunga 4,15 m ed è conservata per un massimo di altezza di 1,50 m. Il pavimento è realizzato con lastre di calcare fossilifero grigio locale con tracce e incavi squadrati, che suggeriscono la presenza di suppellettili del tempio. Il pavimento era probabilmente ricoperto da uno strato di calce bianca parzialmente conservatosi nella metà nord della stanza. Una seconda porta, di fronte al portale d’accesso, immette nel santuario. È larga 2,20 m ed è affiancata da due semicolonne su base squadrata, che erano parti della cornice a toro che circondava la porta. Sull’asse principale del tempio il pavimento si eleva di 34 cm: una rampa affiancata da due serie di tre gradini (2,99 m est-ovest, 1,23 m nord-sud) porta dalla stanza stanza A alla stanza F --7--.

Due piccole stanze (B ed E), --8-- si trovano ad est della sala d’ingresso A. La stanza B misura 2,47 x 1,87 m ed è conservata per un’altezza di 1,30 m. Il suo pavimento fu completamente smantellato ad eccezione di un blocco situato sulla soglia. Uno degli architravi della copertura è stato lasciato al suo interno, all’estremità orientale. Alcuni blocchi in calcare pertinenti alla pavimentazione della stanza E (2,57 x 1,76 m, h 1,44 m) sono ancora in situ. Su di essi sono stati rinvenuti resti di fuochi accesi con papiri e pezzi del mobilio del tempio, questi ultimi decorati con inclusi in pasta vitrea e lamine d’oro. In qualche caso tali oggetti sono stati trovati anche sotto al pavimento. La stanza potrebbe essere stata usata come ricovero in epoca islamica, secondo quanto sembra suggerire la presenza di ceramica di questo periodo. Negli interstizi tra i blocchi del pavimento sono stati trovati parecchi frammenti di papiri: fra di essi è stato possibile identificare circa 10 papiri greci e demotici. Soltanto uno è risultato completo: si tratta di un rotolo greco sigillato con un sigillo in argilla impresso (inv. ST05/251/1092) --9--. Nella stessa stanza sono stati rinvenuti altri due sigilli in argilla su cui sono due impressioni con iscrizioni in geroglifico.

Sul lato occidentale della stanza A si trova una sola porta che conduce ad un vestibolo (denominato D) lungo 2,50 e largo 1,83 m (h 0,85 m). Attraverso di esso si accede all’esterno mediante una porta larga 0,90 m, che si apriva nel muro perimetrale occidentale del tempio e di fatto costituiva una entrata laterale. Attualmente due corsi di blocchi a secco chiudono tale porta. Non è ancora chiaro se la porta fosse stata completamente tamponata per evitare l’accesso laterale o se la soglia sia stata rialzata in modo approssimativo. Il pavimento si è completamente conservato ed è stato restaurato nell’antichità con lastre di calcare fossilifero grigio.

La struttura di servizio ST23 fu completamente saccheggiata così come la ST200. Per questo motivo risulta estremamente difficile individuare la funzione originaria e il contenuto delle due stanze. ST23 si articolava originariamente in tre parti, costituite dalle stanze A+B, C+D ed E, ciascuna avente un suo proprio ingresso che dava sul cortile C1. In questa fase le stanze principali erano B e D, mentre A, C ed E erano degli stretti magazzini con volte a botte. In B e in D era rispettivamente una sola nicchia ed entrambe erano sul muro orientale. In una seconda fase la struttura fu rimaneggiata e B fu divisa in due piccoli vani, di cui quello occidentale (B1) aveva l’ingresso aperto nel muro settentrionale. La maggior parte delle stanze della struttura fu quindi usata come magazzino.

Nel corso della Campagna, Ivan Chiesi e Simone Occhi, hanno effettuato il rilievo topografico del sito per mezzo di una Stazione Totale. È ora possibile valutare con precisione l’estensione e l’organizzazione dell’intera città nella sua ultima fase di vita (III secolo d.C.). Il rilievo sarà completato con le isoipse nel corso della prossima Campagna 2006.

  

Relazione papirologica

 

Nel corso della Terza Campagna sono stati trovati complessivamente 25 papiri. Tredici di essi sono greci, nove demotici, due privi di scrittura. Dodici di quelli greci sono stati rinvenuti in due contesti: cinque provengono dalla stanza D della struttura ST23, sette dalla stanza E del tempio ST20. Del primo gruppo il più importante è ST05/238/1119, che conserva le prime due linee di un documento; vi si leggono l’anno e parte del nome dell’imperatore: ll. 1 e seg. ] a Antoninou Kaisaros | [].[ . Il documento fu probabilmente scritto nel primo anno di un imperatore Antonino, fra il regno di Antonino Pio (138-161 d.C.) e quello di Elagabalo (218-222 d.C.). Gli altri quattro papiri di questo gruppo sono in condizioni alquanto cattive; conservano poche linee di testi documentari di epoca romana (II-III d.C.).

Il papiro più importante del secondo gruppo è ST05/251/1092 --9--, trovato in un interstizio del pavimento della stanza E. Era arrotolato, ma completamente schiacciato. La sua apertura è stata particolarmente difficile a causa della fragilità delle fibre. Il papiro è per lo più completo, anche se una parte considerevole del testo è scomparsa; sul margine superiore, prima dell’inizio del documento, si è perfettamente conservato un sigillo argilla cruda, attaccato al papiro con un filo probabilmente di lino. Sul sigillo è ben individuabile unimmagine del dio Soknopaios. Alle linee 1 s. del documento si legge: etous pemptou Tiberiou Kaisaros Sebastou Phamenoth 28th. Potrebbe trattarsi di un testamento, datato al quinto anno dell’imperatore Tiberio (18 d.C.).

Sotto un blocco del pavimento della stanza ST20 E sono stati trovati quattro papiri demotici e due greci ridotti completamente in pezzi, mischiati tra di loro. Su uno dei demotici (ST05/256/1127) si legge il nome del dio Sobek. Il pessimo stato di conservazione di questi materiali impedisce di identificarne il contenuto. Risalgono comunque all’epoca romana.

Durante la Campagna del 2005 sono stati rinvenuti anche 30 ostraka, 22 dei quali sono demotici, un greco e due forse greci. Solo pochi di essi sono in buono stato di conservazione. Tredici dei demotici provengono dalla stanza ST23 D.

 

∆ TOP          

Il Settore 1, un cortile pavimentato (C1) a sud del tempio ST20, era stato scavato durante le Campagne del 2003 e del 2004. Al limite occidentale di esso si trova una struttura in mattoni crudi, denominata ST23 --10--, il cui scavo è stato completato nel corso del 2005. Essa è composta da sei stanze, due delle quali (D ed E) sono state portate alla luce nel 2005. Si sono conservate per un’altezza di circa 1,50 ed entrambe sono accessibili attraverso il cortile C1. Nel riempimento della stanza D (3,50 x 2,70 m) sono stati trovati molti ostraka e frammenti di papiri greci e demotici. Il pavimento non si è conservato e nel mezzo della stanza rimane un architrave del tempio ST20. Un altro architrave dello stesso santuario si trova all’interno della stanza E, uno stretto magazzino (3,20 x 1.05 m) originariamente con copertura a volta, come le stanze A, B1, B2 e C.

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