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Museo Papirologico - La Collezione


La Collezione di papiri dell’Università del Salento, contrassegnata dalla sigla PUL (Papyri Universitatis Lupiensis), comprende oltre 350 papiri in gran parte documentari di varia provenienza, acquistati tra il 1990 e il 2009 sul mercato antiquario: 243 sono greci, 107 demotici, 4 ieratici e 4 copti. Il gruppo più consistente è costituito da 288 papiri, di cui 178 greci, 107 demotici e 3 ieratici, ed è stato acquistato presso il restauratore austriaco Michael Fackelmann. Si tratta di frammenti recuperati da cartonnages provenienti verosimilmente dal Fayyum. I papiri greci, generalmente in buone condizioni e talora con discreto quoziente di leggibilità, contengono documenti per lo più di epoca ellenistica. I papiri demotici, di età tardo-tolemaica, contengono testi più estesi e in migliori condizioni rispetto a quelli greci; generalmente si tratta di conti. I papiri ieratici conservano piccole porzioni del “Libro dei Morti”.

Nel 1999 la Collezione leccese si è arricchita di 4 papiri, acquistati presso l’antiquario Charles Ede di Londra, di cui due greci e due copti. Il PUL inv. G 179 contiene, in buono stato, alcune linee di una lettera privata, verosimilmente del III-IV sec. d.C.; è ascrivibile invece al III sec. a.C. il conto conservato nel PUL inv. G 180. Dei due papiri copti il PUL inv. C 1 è un frammento di una ricevuta di vino dell’VIII sec. d.C.; il PUL inv. C 2, scritto su entrambi i lati, conserva su un lato il nome del destinatario di una lettera del VI-VII sec. d.C., la lettera stessa sull’altro lato.

Nel 2001 sono stati acquistati presso l’antiquario Serop Simonian di Amburgo 29 papiri greci, contenenti brevi testi documentari di epoca tolemaica e complessivamente in buone condizioni. Al medesimo anno risale anche l’acquisto di 4 papiri dall’antiquario Ede: uno greco (PUL inv. G 211), di contenuto imprecisato e databile al IV-V d.C.; due copti (PUL inv. C 3-4), anch’essi di contenuto imprecisato, entrambi del VII-VIII sec. d.C.; l’ultimo, ieratico (PUL inv. I 4), è composto da tre frammenti combacianti del IV sec. a.C. e contenenti estratti del “Libro dei Morti”.

Nel 2002 il Centro ha comperato dall’antiquario Gian Baldo Baldi di La Spezia cinque frammenti greci in discrete condizioni.

Nel 2005 23 frammenti di papiri documentari greci di epoca tolemaica, acquistati dall’antiquario Simonian, hanno ulteriormente incrementato la raccolta.

Ancora nel 2005 altri materiali variamente attinenti al mondo della scrittura si sono aggiunti alla collezione. Essi sono stati acquistati presso l’antiquario Ede in tre nuclei. Un primo gruppo è costituito da 3 pezzi: un ostrakon calcareo ieratico di epoca dinastica (1307-1070 a.C.), contenente parte di un’opera letteraria nota come “La Satira dei mestieri”; una tavoletta scrittoria lignea del IV-V sec. d.C. (TUL inv. C 1), con un testo biblico in copto delineato su entrambe le facce; una tavoletta votiva in faïence verde del 300 a.C. ca. (TUL inv. H 1), con inciso in geroglifico il nome di un sacerdote. In un secondo momento sono state acquistate una tegola del II-III sec. d.C. (VUL inv. L 1) con impresso un marchio di fabbrica della XIV legione “Gemina”; una lucerna dell’80 d.C. (VUL inv. G 1) con impresso sulla base un marchio di fabbrica in greco ed una lastra in calcare frammentaria del I sec. d.C., contenente parte di un’iscrizione commemorativa in greco (VUL inv. G 2).

Nel 2006 sono stati acquistati, ancora presso l’antiquario Simonian, altri 5 frammenti greci tolemaici, provenienti da cartonnage.

Nel 2009 la collezione si è arricchita di un gruppo di frammenti in scrittura geroglifica contenenti passi tratti dal capitolo 125 del “Libro dei Morti” e risalenti al Nuovo Regno (1400-1200 a.C.).

Tutti i papiri sono stati restaurati, messi sotto vetro e catalogati. Alcuni dei frammenti più interessanti sono stati sottoposti al cosiddetto “restauro virtuale”, una tecnica particolare elaborata dal Coordinamento S.I.B.A. in collaborazione con il Centro di Studi Papirologici leccese, che permette di ricostruire al computer un papiro nella sua forma originaria. Di tutti i materiali antichi custoditi o esposti nel Museo sono in ogni caso disponibili immagini digitali; in alcuni casi sono stati realizzati anche dei modelli tridimensionali.

Nel 2011 il Museo si è arricchito di una sezione ercolanese: essa è costituita da una riproduzione moderna della prodigiosa macchina per lo svolgimento dei papiri ercolanesi inventata verso la metà del ’700 dallo Scolopio Antonio Piaggio, opera dell’eccellente artista salentino Giuseppe Manisco, e da un ritratto dello stesso Scolopio (olio su tela) eseguito dall’archeologa Clementina Caputo.

Nello stesso anno il Museo ha acquisito una preziosa collezione di vasellame proveniente dal Mediterraneo orientale, donata da un privato. I materiali, di cui non sono noti i luoghi di rinvenimento, risalgono ad un periodo compreso tra il VII sec. a.C. e il III sec. d.C. e sono stati prodotti in Attica, sulla costa siro-palestinese e nell’area del Delta in Egitto. La collezione è costituita da 15 pezzi di vasellame in ceramica comune cui si aggiungono due vasetti in alabastro, una lucerna ed una statuetta in terracotta raffigurante il dio egizio Arpocrate, una divinità molto popolare in epoca greco-romana in ambito domestico e considerata protettrice dell’infanzia.