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Soknopaiou Nesos - Report 2007



Rapporto dei Direttori sulla Campagna di scavo 2007

 

Team 2007

Mario Capasso (direttore), Paola Davoli (direttore), Angela Cervi (schedatrice), Clementina Caputo (disegnatrice), Mauro Cremaschi (geo-archeologo, Università Statale di Milano), Delphine Dixneuf (ceramologa, IFAO), Mario Fracasso (studente), Antonella Longo (papirologa), Melania Marano (studentessa), Francesco Meo (supervisor), Giuseppe Alvar Minaya (supervisor), Simone Occhi (topografo), Jeffrey Pearson (papirologo, Berkeley University, California), Elvira Pisanello (papirologa), Ashraf Senussi (disegnatore, SCA), Martin Stadler (demotista, Würzburg Universität), Aly Taha (restauratore, Centro Italo-Egiziano di Restauro, Cairo), Salvatore Taurino (studente), Stefania Trizza (assistente di scavo). Il Supreme Council of Antiquities è stato rappresentato dall’ ispettore Nabil Naum Sabit Sammaen.

 

 

Relazione archeologica

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La Quinta Campagna di scavo si è svolta all’interno del grande recinto templare, nell’area situata al centro del temenos 1. È continuato lo scavo del tempio dedicato al dio coccodrillo Soknopaios (ST 20) 2 e costruito in epoca tolemaica con blocchi di calcare giallo e architravi in calcare conchilifero grigio. Tre sale centrali, cinque stanze laterali e una scala erano state poste in luce nel corso delle precedenti Campagne 2005-2006. Il nuovo settore di scavo misura 16 x 10 m e comprende la sala delle offerte (L), una seconda scala (N) con relativo sottoscala (P) e cripta sotterranea (Q), una cappella laterale (O) e il naos (M, S). La stratigrafia indagata era composta principalmente da detriti, blocchi e grandi architravi, pertinenti all’originaria copertura dell’edificio e derivanti dal crollo e dallo smantellamento della struttura.

Tale stratigrafia è risultata in gran parte manomessa da scavi effettuati in periodi diversi. Nonostante ciò è stato possibile individuare con sicurezza segni inequivocabili di una frequentazione della struttura in epoca tardo-romana.

La sala delle offerte (L) era stata in parte posta in luce nella campagna del 2006. Da essa si dipartono due corridoi che circondano il naos e che non sono stati ancora indagati. Sul lato ovest si apre una porta circondata da cornice piana con toro non finito, che conduce ad una grande cappella (O) pesantemente danneggiata (3,75 x 2,54 m): il pavimento è stato completamente asportato, così come lo stipite settentrionale della porta. Al suo interno doveva esserci in origine una struttura probabilmente in muratura che si appoggiava completamente alla parete di fondo ovest. Macchie e tracce di calce legante sui muri nord e sud attestano che tale struttura doveva avere una dimensione di circa 3,75 x 1,09 m, ed era alta 73 cm. La porta che dava accesso alla cappella era originariamente chiusa da due battenti.

A nord di questa stanza è stata rinvenuta una cripta inframurale (R) alla quale si accedeva probabilmente dall’alto (3,17 x 0,70 m). Essa conserva parzialmente il pavimento.

Ad est della sala L si apre una seconda porta dalla quale si accede ad una scala con pilastro centrale (N), di cui rimangono un sottoscala (P) e parte dei gradini della seconda rampa. Al di sotto di quest’ultima vi è una cripta (Q) (3 x 0,76 m), cui si accedeva attraverso una botola verticale situata nel primo pianerottolo. Attraverso un basso passaggio la cripta comunicava con un piccolo nascondiglio situato sotto al pavimento della stanza P.

Dalla sala L si entrava nel naos, costruito come un corpo separato, con muri rastremanti verso l’alto e con cornici a toro sui quattro spigoli esterni. La porta tra L e M era circondata da una cornice piana su cui vi erano registri figurati sovrapposti, di cui rimane solo la parte inferiore dell’ultimo riquadro in basso a sinistra, rinvenuto nel 2006. Ai lati di tali raffigurazioni vi erano cornici a toro posticce, di cui rimangono le impronte di appoggio e le mortase. Il naos è diviso in due sale di cui la prima (M) è lunga 6,18 m, larga 3,60 m e si conserva per un’altezza di 1,30 m. Le sue pareti sono state levigate, ma nessuna decorazione è riconoscibile. Il pavimento è completamente in lacuna al centro della stanza, ma si conserva all’ingresso e lungo le pareti perimetrali. Consisteva di due serie di lastre rettangolari in calcare conchilifero marrone e basalto che correvano lungo i bordi della stanza e racchiudevano una pavimentazione a blocchetti quadrangolari e triangolari, di cui alcuni in basalto e altri in calcare marrone. A nord della stanza M si apre la porta che immetteva nella cella vera e propria (S). La porta, originariamente chiusa da due battenti, è circondata da una cornice piana su cui sono scolpiti rispettivamente due personaggi maschili di grandi dimensioni identificabili come il sovrano incedente verso l’ingresso della cella; di essi si conservano solo il gonnellino e le gambe.

Una cornice a toro racchiudeva la cornice piana. La cella è larga 3,60 m e lunga 2 m e si conserva per un’altezza di 1,30 m. Il pavimento in blocchi di calcare giallo si è conservato solo all’estremità est. Le pareti sono levigate, ad eccezione di un tratto lasciato grezzo al centro del muro di fondo. Qui doveva probabilmente essere appoggiato il naos in muratura.

Interventi di restauro e consolidamento dei muri in blocchi di arenaria e dei pavimenti in calcare grigio del tempio ST 20 sono stati eseguiti da Aly Taha.

Tra i rinvenimenti vanno menzionati alcuni blocchi con decorazione a bassorilievo che completano le scene rinvenute nella sala F nel 2006 3. In essi si riconoscono un sovrano tolemaico seguito da una regina; di entrambi ignoriamo tuttavia i nomi, dal momento che il cartiglio relativo alla regina, l’unico conservato, è rimasto incompiuto. Numerosi sono inoltre i frammenti architettonici in basalto e calcare conchilifero decorati con cornici e con gola egizia, così come frammenti di statue raffiguranti personaggi maschili, femminili e coccodrilli.

 

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Relazione topografica

È proseguito il lavoro di documentazione topografica nel sito. Il dromos, la strada monumentale che dall’estremità sud della città conduceva al tempio di Soknopaios, è stato pulito e fotografato dall’alto con tecniche di fotogrammetria per un’estensione di 265 m. È stato così realizzato un mosaico di fotografie che ha consentito di ottenere un disegno di dettaglio estremamente preciso di tutta la pavimentazione 4-5. Il rivestimento pavimentale non è ben conservato ovunque e non è uniforme: sono stati riconosciuti tratti pavimentati con materiali diversi che forse corrispondono a periodi di costruzione o ripavimentazione differenti, forse connessi con il progressivo espandersi dell’abitato verso sud. Nel tratto nord del dromos è stata riconosciuta una pavimentazione in calcare giallo successivamente ricoperta da una nuova pavimentazione in lastre di calcare grigio. Apparentemente coevo alla prima pavimentazione in calcare giallo è un pavimento realizzato con blocchetti di basalto e di calcare conchilifero marrone simile a quello rinvenuto all’interno del naos M del tempio di Soknopaios. Purtroppo esso è attualmente in pessime condizioni. Ad est di questo tratto di dromos è stata rinvenuta una statua di leone volontariamente fracassata in epoca imprecisata. La statua è stata recuperata e trasportata nel magazzino di Kom Aushim.

 

 

Rapporto sulla ceramica

La ceramica è stata schedata e studiata da Delphine Dixneuf, ceramologa e membro scientifico del Institut français d’archéologie orientale del Cairo. Durante la Campagna sono state definite le principali categorie di impasti ceramici, è stato riorganizzato il catalogo e studiata la maggior parte della ceramica rinvenuta nello scavo e nel survey del temenos effettuati nel 2007 6.

La ceramica proveniente dall’area del tempio è databile al periodo compreso tra l’epoca romana e quella bizantina: anfore egiziane (AE 3 e LRA 7 in argilla nilotica marrone); brocche e fiasche (in argilla nilotica e marnosa); ceramica da cucina (in argilla nilotica); e forme aperte quali coppette, ciotole, piatti e alcuni frammenti in Egyptian Red Slip Ware B (ERSW B).

Sono inoltre state notate importazioni da Aswan: un frammento di bicchiere con rilievi a bolli in argilla bianca (periodo romano), e orli e fondi di keg databili al periodo bizantino.

I frammenti recuperati nel survey effettuato all’interno del temenos sono molto simili nelle forme e negli impasti a quelli rinvenuti nello scavo, ma la loro sequenza cronologica va dal periodo tolemaico a quello bizantino. È stato possibile, infine, identificare ceramica di importazione dal Mediterraneo e soprattutto dal Nord Africa.

 

 

Relazione sul survey del territorio

Il prof. Mauro Cremaschi ha iniziato lo studio del territorio circostante. Un survey geoarcheologico preliminare è stato condotto nel territorio intorno a Dime, con lo scopo di conoscere le potenzialità dell’area per future ricerche paleoambientali. L’attenzione è stata concentrata sulla fluttuazione dei livelli del lago e sulla disponibilità di acqua e di terre coltivabili dalla prima età Neolitica all’epoca romana.

In relazione al paesaggio intorno a Dime nel periodo greco-romano, è stata riconosciuta una densa dispersione di gruppi di frammenti di ceramica sui precedenti depositi lacustri, principalmente a nord-ovest della città. Ciò suggerisce che era questa l’area coltivata in tale periodo, come indicano le fonti scritte. Numerose strutture in pietra (muri, recinti e strutture circolari) visibili in immagini da satellite sono state controllate sul campo. Il loro reale utilizzo è ancora incerto, ma potrebbero essere state impiegate per l’allevamento degli animali o il contenimento della terra. Inoltre sono state riconosciute strutture funerarie di epoca ancora non meglio precisabile.

Le strutture in pietra sono situate circa 1 m al di sopra dell’attuale superficie a causa dell’erosione dei suoli che ha esposto la base rocciosa.

L’approvvigionamento idrico della città resta ancora un problema aperto, ma si sospetta che durante il periodo tolemaico e romano l’ambiente fosse più umido dell’attuale, secondo quanto è suggerito dalla presenza di grandi quantità di resti vegetali trattenuti all’interno della muratura dell’area templare.

 

 

Relazione papirologica

Nel corso della V Campagna sono stati ritrovati, tra l’altro, 9 ostraka, di cui 5 demotici, 3 greci, 1 figurato, e 13 papiri, di cui 2 demotici, uno greco-demotico, 3 figurati e 7 greci. Tanto gli ostraka quanto i papiri contengono testi documentari.

Sui 3 papiri figurati è delineato quasi certamente il noto motivo geometrico, cui si attribuiva un valore magico, comunemente definito “lisca di pesce”; lo ritroviamo anche in altri piccoli papiri rinvenuti nelle precedenti Campagne a Soknopaiou Nesos: anche questi tre, come i precedenti, vanno dunque considerati degli amuleti. Su uno degli ostraka demotici si legge il nome di persona Satabous, che sappiamo essere molto comune a Dime. Due nomi sono delineati anche su uno dei 3 ostraka greci. Il quoziente di leggibilità dei papiri greci è molto ridotto. L’analisi paleografica, comunque, induce a ritenere che essi, come del resto gli ostraka greci, risalgono all’epoca romana.

Notevole un frammento di architrave in arenaria con iscrizione greca rinvenuto in superficie in corrispondenza della scala N; vi si legge ]ASILI[, probabilmente la menzione di una regina 7. Sul piano paleografico il testo potrebbe essere riferito alla fine dell’epoca tolemaica.

 

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Dal momento che si sono verificati diversi episodi di scavi clandestini dopo la chiusura della campagna di scavo 2006, la Missione ha intrapreso, su richiesta del SCA, la costruzione di una struttura per l’alloggio dei poliziotti e delle guardie preposte alla protezione del sito. A questo stesso scopo sono state ingaggiate dalla Missione due guardie private, secondo quanto suggerito dal SCA.

 

Fig. 1: Pianta del tempio ST20 (aree scavate 2005-2007).

Fig. 2: Tempio di Soknopaios da sud.

Fig. 3: Particolare del rilievo nella sala F.

Fig. 4: Pianta della città con pavimentazione del dromos.

Fig. 5: Il dromos dopo la pulizia, da nord verso sud.

Fig. 6: Lucerna figurata.

Fig. 7: Frammento di epigrafe in greco.